"Come pararsi il culo
e la coscienza è un vero sballo
sabato in barca a vela
lunedì al leonkavallo"
(Afterhours - Sui giovani d'oggi ci scatarro su)
Cerco di non pensarci da quel (neanche tanto) lontano 22 marzo 2010, quando è stato inciso e sottoscritto in calce il voto della mia discussione di laurea. Entro con le mani sudate, la testa concentrata sui punti focali del mio progetto, mi siedo, sistemo il microfono, introduzione del mio relatore, si parte. Vuoto. Parlo, parlo, parlo, getto occhiate alla commissione, parlo, parlo, parlo, domanda della controrelatrice, rispondo, rispondo, rispondo. Esco. Che il verdetto abbia inizio. Amici, mamma, papà, elle mi incoraggiano. Io so già che il mio destino è segnato nel momento in cui quella porta di aprirà: commissione seduta è cattivo segno, commissione in piedi è grande notizia. Si apre la porta dopo cinque minuti abbondanti, entro con gli occhi chiusi, commissione seduta con il Presidente (nonchè mio relatore) in piedi. Merda. Gli occhi si riempiono di lacrime, arrivo alla cattedra della commissione delusa, stracciata, incazzata. Incrocio lo sguardo del mio relatore: gli basta un nanosecondo per leggere la mia delusione e guardarmi con affetto quasi paterno. Pronuncia la sua formula, sento a malapena il voto (tanto non era quello che volevo...o meglio, con quell'aggiunta che mi avrebbe fatto uscire saltellando e gridando), sorriso di circostanza. Sento un gelo alle mie spalle, probabilmente sono rimasti delusi un po' tutti. Orecchie ovattate, stringo mani senza incrociare i volti, se non quello di un professore che ha la faccia compiaciuta e divertita. Esco stile zombie da quell'aula, in un tragitto di pochi metri che mi è sembrato infinito, si chiudono le porte. E' finita. Urla, applausi, abbracci, baci. Complimenti, congratulazioni, brava, bravissima. Ho lo sguardo spento, la voce mi trema e vorrei piangere e urlare dal nervoso. Solo lei, Elena, capisce e mi guarda. Basta uno sguardo per capirci che lei dice: "La ferita si rimarginerà. Ti brucerà a lungo, ma credimi, passerà prima o poi". Andiamo a festeggiare al bar dell'università, io non ho voglia per niente. Sono incazzata, non è andata come volevo e non capisco perchè. Foto di rito (ma si percepisce fino al millimetro della mia pelle la rabbia), brindisi di rito, oramai ex colleghi che passano ad abbracciarmi e a farmi le congratulazioni. Nessuno, a parte Elena, riesce a capire il mio stato d'animo di quei momenti. Tutti pensano che sia una cretina perchè comunque ho preso il massimo dei voti, ti pare che devo fare quella faccia da funerale?. Fanculo, non capite un emerito cazzo. Dopo un'oretta di festeggiamenti, cominciano a trapelare le prime indiscrezioni: l'opposizione di un paio di professori alla mia lode perchè l'argomento è troppo facile, siamo ad una laurea specialistica, mica all'asilo Mariuccia? Troppo facile? Ho passato i miei ultimi (9-10) mesi a studiare la storia del cinema d'animazione, saggi, libri, scrivendo appunti anche sulla carta da culo. Ho formulato ipotesi, le ho dimostrate con enorme fatica visto che il tema centrale del mio lavoro non aveva testi di riferimento specifici. Guarda, analizza, interessati. Capire il mutamento dell'animazione italiana dall'avvento del Piano Media a oggi. Cos'è cambiato? I temi, la tecnica, la produzione? Perchè l'animazione italiana s'è dovuta vendere il culo con un prodotto facile come le Winx anzichè continuare una tradizione culturale importante, che è sempre cresciuta di pari passo con la realtà sociale? In che modo la realtà sociale ha influito sull'animazione stessa? L'animazione racconta davvero la realtà? E se sì, in che modo? Ho dato delle risposte, probabilmente non sono piaciute perchè l'argomento, a detta di certe teste, è troppo facile. Già, perchè il fatto che si analizzi, tra le varie cose (dopo oltre 120 pagine di teoria), un caso commerciale (che rappresenta le ultime 50 pagine di un percorso) è merda.
Adesso bisogna scovare il colpevole. Come La Sposa tarantiniana mi sono messa alla ricerca e non ho dovuto aspettare tanto per rintracciarlo e capire. Che stupida, bastava capirlo subito!Quel bastardo che sorrideva e t'ha guardato con compassione dopo la proclamazione. Già, il suddetto professore è il classico esempio di persona che vuole farsi amare dai suoi studenti con battute aiuannaghea, fa il simpatico e l'alternativo, destabilizza il rapporto professore-studente mettendoti al pari di un amico, si riempie la bocca di paroloni di cui probabilmente conosce solo un quarto dei loro significati, ecc. Il classico aspirante sessantottino che per questioni anagrafiche (non ha nemmeno quarant'anni) non ha potuto conoscere il '68 se non attraverso i documentari di Giovanni Minoli o sui libri, ma si batte e protesta perchè deve battersi e protestare.
Però lui vive su Facebook, ha il suo I-Phone di ultima generazione con connessione ultra-potente, gira con il suo Mac ultraleggero. Sputo sul capitalismo e le sue forme più bieche, ma alla fine non riesco a cederne alla tentazione. Il (finto) giovane d'oggi su cui Manuel Agnelli (e me compresa) ci scatarrerebbe su. Però è coerente, il professore gggiovane, quando di fronte ad una tesi progressista che vuole allontanarsi dalle solite questioni intellettuali già trite e ritrite (mah...che so..il post-moderno o l'apocalisse, visto che hanno scritto libri, saggi e teorie persone decisamente più illustri e magari leggermente più preparate), esprime il suo disappunto affermando che è una tesi facile, limitandosi a leggerne il titolo e senza neanche preoccuparsi di sfogliare qualche pagina o, magari, dare un'occhiata al sommario o alla bibliografia.
Poi in realtà scopri che tutto questo nasce da uno scazzo personale, per colpa di. Poi scopri che il "colpa di" s'è preso il voto che volevi tu (meritatissimo, per carità) perchè uno dei due litiganti ha preferito la strada diplomatica. E nel frattempo tu covi serpe in seno, non dormi la notte, ci pensi, ci rimugini, ti fai sensi di colpa. E' colpa tua che hai osato? Probabile.
E' un chiodo fisso da cui non riesco a liberarmi. La cosa mi fa stare male, mi deprime, ha annullato completamente quel minimo di autostima che ogni tanto fuoriesce dai miei pori cutanei. Non so se mi riprenderò da questo colpo. E' stata una mazzata al mio io, m l'ha frantumato in mille pezzi. E' diventato un mio ostacolo. Molti penseranno che sono teatrale e che sto esagerando. Può darsi. Sta di fatto che sono passati tre mesi abbondanti e ancora ci penso.
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lunedì 5 luglio 2010
venerdì 2 luglio 2010
E pensare che al liceo manco mi piaceva studiare...
Le mie palpebre si sono aperte ufficialmente più di tre ore fa. Oramai ci sono abituata, convivo con questa sveglia biologica dettata dal caldo e dalla luce che penetra nella mia nuova stanza da letto da circa un mesetto. Guardo il soffitto, guardo elle che sonnecchia beatamente lì al mio fianco, guardo la finestra spalancata (maledettabastardaarriveràl'inverno!) e infine il mio sguardo cade sul comodino ikea nero, con su il blocchetto appunti regalatomi da Elena. Lo prendo tra le mani, cerco una penna, prendo appunti (non si sa mai che mi dimentichi quell'idea fulminante), incrocio le braccia dietro la nuca e penso.
"E pensare che al liceo manco mi piaceva studiare...". Mi alzo, sprofondo nel divano del salotto e cerco su Fastwebtv qualcosa che mi rilassi. Guardo Cold Case, quella serie mi piace da impazzire. E poi colazione, quattro chiacchiere con elle in cucina prima che si metta a lavorare, sediamo distanti alle nostre scrivanie e cominciamo a scribacchiare. Io comincio la mia giornata lavorativa su duellanti.com, cerco le mie news, le pubblico, pausa. E poi mi sorprende il pensiero fisso con cui mi sono svegliata: il blocchetto appunti. A farmi compagnia e ad angosciarmi minuto dopo minuto ci pensano i post-it arancio fosforescente attaccati alla mia lavagna magnetica che mi ricordano una data: 26 luglio 2010, TERMINE MASSIMO. Un indirizzo, i documenti che mi servono e, a caratteri cubitali, capeggia un PROGETTO DI RICERCA DETTAGLIATO. Prendo il mio blocchetto, lo sfoglio, Quell'idea mi piaceva, vado alla ricerca di qualche vecchio saggio che mi è servito per la tesi di laurea e apro word. Pagina bianca, ti odio. Inizio a scrivere due righe, manca l'ispirazione anche se le idee tamburano nel mio cervello, nella speranza di uscire, prima o poi. Leggo, (ri)studio, mi auto-convinco che l'idea è una merda. Passa lo sconforto, succo di pompelmo rosa e una dose di ottimismo scavata dal nulla. Questa schizofrenia è anche dettata dal ciclo in arrivo, attenzione. Solitamente sono un po' meglio.
Maledetta me che ho deciso di provarci. Tanto poi manco mi prendono. Apro il cassetto in cerca di idee (certamente troverò l'illuminazione proprio lì!) e ritrovo il mio vecchio libretto del liceo. Sfogliandolo mi viene proprio da ridere: una sfilza di insufficienze in matematica e fisica (roba da record) e poi storia, filosofia (all'ultimo anno sono riuscita anche a prendere un 7 e un 8...con quella stronza era praticamente impossibile), latino e greco (lo scritto mai oltre il 6-...a salvarmi era un ottimo orale), italiano, ecc. Il mio voto di maturità è stato un fallimento totale, ma diciamo che è stato perfettamente coerente con il mio percorso altalenante a scuola. Che poi, alla fine, le (poche) cose che ho studiato, mi sono servite all'università e anche bene. Però è assurdo che adesso abbia deciso di compiere questo passo, passando (forse) altri tre anni della mia vita a studiare, a imparare ancora. Dieci anni fa avrei preferito la gogna piuttosto che assemblare e acquisire concetti.
Quanto si cambia in un arco di tempo così breve. Dieci anni, alla fine, non sono un cazzo. Però lo ammetto, ho un desiderio pulsante: se accade quello che vorrei che accada, vorrei tornare al mio liceo per cercare quella frustrata della mia insegnante del ginnasio, una nana con le cosce a tarallo che aveva i capelli più tinti di Pippo Baudo. E magari sbatterle in faccia i miei successi, visto che mi trattava neanche fossi una decerebrata. Mmm...però, pensandoci. Probabilmente dieci anni fa l'avrei fatto, provando anche una certa soddisfazione alla fine. Ma alla fine gliel'avrei data vinta, avrebbe dimostrato la mia totale imbecillità. Nah, lasciamo perdere.
Magari torno al mio cursore lampeggiante di word che invoca pietà: Ti prego, scrivi qualcosa! 355 caratteri, spazi inclusi, fino ad adesso. Mmm.
E pensare che al liceo manco mi piaceva studiare...
"E pensare che al liceo manco mi piaceva studiare...". Mi alzo, sprofondo nel divano del salotto e cerco su Fastwebtv qualcosa che mi rilassi. Guardo Cold Case, quella serie mi piace da impazzire. E poi colazione, quattro chiacchiere con elle in cucina prima che si metta a lavorare, sediamo distanti alle nostre scrivanie e cominciamo a scribacchiare. Io comincio la mia giornata lavorativa su duellanti.com, cerco le mie news, le pubblico, pausa. E poi mi sorprende il pensiero fisso con cui mi sono svegliata: il blocchetto appunti. A farmi compagnia e ad angosciarmi minuto dopo minuto ci pensano i post-it arancio fosforescente attaccati alla mia lavagna magnetica che mi ricordano una data: 26 luglio 2010, TERMINE MASSIMO. Un indirizzo, i documenti che mi servono e, a caratteri cubitali, capeggia un PROGETTO DI RICERCA DETTAGLIATO. Prendo il mio blocchetto, lo sfoglio, Quell'idea mi piaceva, vado alla ricerca di qualche vecchio saggio che mi è servito per la tesi di laurea e apro word. Pagina bianca, ti odio. Inizio a scrivere due righe, manca l'ispirazione anche se le idee tamburano nel mio cervello, nella speranza di uscire, prima o poi. Leggo, (ri)studio, mi auto-convinco che l'idea è una merda. Passa lo sconforto, succo di pompelmo rosa e una dose di ottimismo scavata dal nulla. Questa schizofrenia è anche dettata dal ciclo in arrivo, attenzione. Solitamente sono un po' meglio.
Maledetta me che ho deciso di provarci. Tanto poi manco mi prendono. Apro il cassetto in cerca di idee (certamente troverò l'illuminazione proprio lì!) e ritrovo il mio vecchio libretto del liceo. Sfogliandolo mi viene proprio da ridere: una sfilza di insufficienze in matematica e fisica (roba da record) e poi storia, filosofia (all'ultimo anno sono riuscita anche a prendere un 7 e un 8...con quella stronza era praticamente impossibile), latino e greco (lo scritto mai oltre il 6-...a salvarmi era un ottimo orale), italiano, ecc. Il mio voto di maturità è stato un fallimento totale, ma diciamo che è stato perfettamente coerente con il mio percorso altalenante a scuola. Che poi, alla fine, le (poche) cose che ho studiato, mi sono servite all'università e anche bene. Però è assurdo che adesso abbia deciso di compiere questo passo, passando (forse) altri tre anni della mia vita a studiare, a imparare ancora. Dieci anni fa avrei preferito la gogna piuttosto che assemblare e acquisire concetti.
Quanto si cambia in un arco di tempo così breve. Dieci anni, alla fine, non sono un cazzo. Però lo ammetto, ho un desiderio pulsante: se accade quello che vorrei che accada, vorrei tornare al mio liceo per cercare quella frustrata della mia insegnante del ginnasio, una nana con le cosce a tarallo che aveva i capelli più tinti di Pippo Baudo. E magari sbatterle in faccia i miei successi, visto che mi trattava neanche fossi una decerebrata. Mmm...però, pensandoci. Probabilmente dieci anni fa l'avrei fatto, provando anche una certa soddisfazione alla fine. Ma alla fine gliel'avrei data vinta, avrebbe dimostrato la mia totale imbecillità. Nah, lasciamo perdere.
Magari torno al mio cursore lampeggiante di word che invoca pietà: Ti prego, scrivi qualcosa! 355 caratteri, spazi inclusi, fino ad adesso. Mmm.
E pensare che al liceo manco mi piaceva studiare...
giovedì 1 luglio 2010
She's back
Una necessità incombente: quella di tornare a scoprire un angolo online dove riversare idee, parole, pensieri. Accantonata la mia esperienza di blogger assidua da circa un anno e mezzo, mi sono ritrovata in un'afosa mattina di inizio luglio a dovermi confrontare con la voglia incessante di riprendere a scrivere. Scrivere a caso, scrivere in modalità stream of consciousness, con accuratezza, con determinazione, con rabbia, con gioia, con.
Con la stessa medesima idea che mi martellava 7 anni fa, quando diedi vita al mio primo blog, dove molti mi leggevano, molti altri commentavano, pochi realmente mi seguivano con interesse, ma soprattutto per farsi i cazzi miei. E' questa la controversa vita del blogger: siamo narcisisti con il desiderio incontenibile di essere letti, ma al tempo stesso detestiamo che qualcuno possa leggere il nostro privato e magari farsi quattro risate su. Parlo delle persone che conosci, non di perfetti ed emeriti sconosciuti.
Avevo bisogno di dare un taglio con determinate pagine del mio passato, soprattutto quelle infelici, raccolte e indicizzate per data che erano raccolte lì, nel vecchio "...dal diario di Beatrix Kiddo". No, non ho il coraggio di cancellarlo. E no, non lo farò mai, anche perchè è parte della mia vita. Rimarrà lì, online, finchè qualche amministratore della piattaforma non deciderà di farne carne da macello, per dare spazio a qualche nuovo blogger.
Mi sento rinascere, accidenti. La sensazione sprigionata dalle mie dita battendo sulla tastiera - con quel loro ipnotico tic, tac, tic, tac - non la percepivo da tempo. Sarà la mia cura, un nuovo modo per tornare a guardarmi dentro? Per adesso mi lascio trascinare e poi, chissà. Magari qualcuno verrà a trovarmi, darmi pareri, mandarmi affanculo. Sono pronta a tutto, soprattutto in questa nuova fase della mia vita. E' per questo che ho questo grande bisogno, devo inciderlo su una pagina bianca: perchè mi servirà per crescere ancora una volta, per rispondere a determinate domande e per trovare un paio di risposte che attendo da anni.
Magari non arriveranno, whatever.
Ma sono tornata.
Beatrix Kiddo (così come piaceva farmi chiamare, o The Bride, come preferite) è tornata, in una versione 2.0.
Perchèduepuntozerofafigo.
Con la stessa medesima idea che mi martellava 7 anni fa, quando diedi vita al mio primo blog, dove molti mi leggevano, molti altri commentavano, pochi realmente mi seguivano con interesse, ma soprattutto per farsi i cazzi miei. E' questa la controversa vita del blogger: siamo narcisisti con il desiderio incontenibile di essere letti, ma al tempo stesso detestiamo che qualcuno possa leggere il nostro privato e magari farsi quattro risate su. Parlo delle persone che conosci, non di perfetti ed emeriti sconosciuti.
Avevo bisogno di dare un taglio con determinate pagine del mio passato, soprattutto quelle infelici, raccolte e indicizzate per data che erano raccolte lì, nel vecchio "...dal diario di Beatrix Kiddo". No, non ho il coraggio di cancellarlo. E no, non lo farò mai, anche perchè è parte della mia vita. Rimarrà lì, online, finchè qualche amministratore della piattaforma non deciderà di farne carne da macello, per dare spazio a qualche nuovo blogger.
Mi sento rinascere, accidenti. La sensazione sprigionata dalle mie dita battendo sulla tastiera - con quel loro ipnotico tic, tac, tic, tac - non la percepivo da tempo. Sarà la mia cura, un nuovo modo per tornare a guardarmi dentro? Per adesso mi lascio trascinare e poi, chissà. Magari qualcuno verrà a trovarmi, darmi pareri, mandarmi affanculo. Sono pronta a tutto, soprattutto in questa nuova fase della mia vita. E' per questo che ho questo grande bisogno, devo inciderlo su una pagina bianca: perchè mi servirà per crescere ancora una volta, per rispondere a determinate domande e per trovare un paio di risposte che attendo da anni.
Magari non arriveranno, whatever.
Ma sono tornata.
Beatrix Kiddo (così come piaceva farmi chiamare, o The Bride, come preferite) è tornata, in una versione 2.0.
Perchèduepuntozerofafigo.
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